Conrado Krainer
Ecos do Invisível
Echi dell’invisibile
Echi dell’invisibile si sviluppa come un’indagine fotografica in cui gli incidenti — siano essi visivi, temporali o procedurali — diventano forze generative. La serie è costruita a partire dalla tensione e dalla sovrapposizione tra fotografia analogica, manipolazione digitale e ricostruzione basata sull’intelligenza artificiale, trattando ciascun mezzo non come un dominio separato, ma come un campo di collisione. Da queste collisioni emergono fratture, distorsioni, texture inattese e slittamenti di prospettiva che operano come piccole rotture nel ritmo accelerato della produzione contemporanea di immagini.
Provocando intenzionalmente errori — infiltrazioni di luce, artefatti digitali, letture errate dell’IA, dislocazioni temporali — il lavoro assume l’incidente come motore creativo. Anziché correggere o nascondere tali imperfezioni, il processo le amplifica, permettendo a ogni interruzione di aprire nuovi percorsi visivi. In questo senso, le immagini non vengono semplicemente catturate; sono costruite, decostruite e ricostruite in strati che conservano la traccia di ogni errore. L’incidente diventa un luogo di invenzione, un momento in cui l’immagine esita abbastanza a lungo da rivelare ciò che altrimenti rimarrebbe invisibile.
Questa pratica colloca Echoes of the Unseen come una critica sottile all’accelerazione visiva e all’esaurimento prodotto dalla produzione incessante di immagini. I frammenti, gli spostamenti d’angolo e le temporalità sovrapposte invitano lo sguardo a rallentare, a sostare, a riposare. Lo spettatore è incoraggiato ad abitare le zone intermedie dell’immagine — le sue rotture, le sue cuciture, i suoi echi — dove emergono forme inattese. Questi echi non sono fantasmi di ciò che è stato, ma risonanze di ciò che potrebbe diventare attraverso l’attrito tra i mezzi.
Piuttosto che offrire una narrazione unificata, la serie propone un campo di deriva sensoriale e concettuale. Ogni fotografia funziona come un frammento all’interno di un continuum più ampio, un punto in cui la materialità dell’analogico incontra la mutabilità del digitale e il potenziale allucinatorio dell’intelligenza artificiale. Da questo incontro emergono immagini che sfidano la chiarezza e resistono all’accelerazione, insistendo sul valore della pausa, dell’interruzione e dell’incidente come vie per vedere in modo diverso.








