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Serie – Per ricordare e dimenticare

Tra archivio e sogni – Immagini per un tempo di crisi

Questo progetto esplora i sogni come un territorio sensibile della storia.
Si fonda su una ricerca che utilizza fotografie d’archivio e racconti di sogni dell’inizio del XX secolo, un periodo segnato da guerre, convulsioni politiche e instabilità economica. Piuttosto che ricostruire il passato, le immagini operano con i suoi frammenti, fabulando le sue rovine e permettendo a memoria, immaginazione ed esperienza storica di emergere attraverso un linguaggio visivo fratturato e non lineare.

Nutrendosi di questi due tipi di tracce — il documento fotografico e la memoria onirica — l’intelligenza artificiale agisce come una macchina di immaginazione storica. Le immagini generate non appartengono interamente né al passato né al presente: sono paesaggi instabili e frammentati, attraversati da atmosfere di collasso, spostamento, perdita e sospensione.

I sogni, tradizionalmente intesi come espressioni dell’inconscio individuale, vengono qui affrontati come manifestazioni di un inconscio collettivo plasmato da guerre, crisi sanitarie, collassi economici e profonde fratture politiche. Le angosce inscritte in questi racconti — paura, spostamento, rovina, silenzio, devastazione — risuonano in modo inquietante con il mondo contemporaneo, segnato da nuove guerre, dal trauma recente della pandemia, dall’intensificarsi delle crisi climatiche e dall’instabilità geopolitica globale.

In questo contesto, il progetto si inserisce in una riattivazione contemporanea dello spirito surrealista, non come stile formale, ma come strategia di confronto con la realtà attraverso il delirio, la fabulazione e la rottura con la logica moderna dell’immagine come prova. Qui, la fotografia abbandona il suo statuto di documento stabile e si afferma come un campo di instabilità, reinvenzione e immaginazione.

Tra archivio e sogno, tra rovina e invenzione, tra storia e desiderio, le immagini costruiscono un territorio in cui il passato non è qualcosa di concluso, ma una materia viva che ritorna deformata, spettrale e insistente — come un sogno che attraversa le generazioni e continua a riscriversi nel presente.

L’uso del mosaico diventa una strategia cruciale quando attivato concettualmente. La memoria non arriva mai intera, i sogni non sono mai lineari e la storia non è mai continua. In questo senso, il mosaico opera come un linguaggio del trauma, del ricordo, della perdita di nitidezza e del tempo fratturato. Le immagini non si presentano come scene complete, ma come frammenti giustapposti — proprio come la memoria stessa, proprio come la logica dei sogni.

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